Espulsione Bordilli, la morale politica a corrente alternata del centrodestra. Nel 2024 l’ex presidente Cassibba buttò fuori 4 consiglieri, accompagnati dalla PL

In quell’occasione, dai partiti dell’attuale opposizione (allora maggioranza) non si levò una sola voce contro quelli che oggi vengono definiti «gesti antidemocratici» e «fascimo rosso», all’epoca messi in atto senza sconti dall’ormai ex presidente Carmelo Cassibba (Vince Genova). Lega, Forza Italia e Noi Moderati attaccano l’attuale presidente Claudio Villa, il Pd gli fa quadrato attorno

Bagarre nella bagarre dopo l’espulsione dal consiglio comunale della capogruppo leghista Paola Bordilli da parte del presidente del consiglio comunale, il dem Claudio Villa.
Bordilli ha chiesto una sospensione della seduta che Villa non ha accordato, chiedendole di procedere con l’illustrazione dei tre ordini del giorni presentati dal Carroccio. Nonostante il presidente del Consiglio comunale abbia chiesto alla consigliera di procedere, mentre in aula il clima era rovente, lei ha continuato a protestare rumorosamente e dopo parecchi richiami è stata espulsa dall’aula. Bordilli, però, non intendeva ottemperare, così Villa ha chiesto alla polizia locale presente di allontanarla dalla Sala Rossa. Insomma, un provvedimento fotocopia rispetto a quello messo in atto dal precedente presidente, Carmelo Cassibba (Vince Genova), che durante la seconda giunta Bucci ha prima fatto portare fuori dalla PL Francesca Ghio (oggi capogruppo Avs) e Filippo Bruzzone (oggi capogruppo Lista Salis), all’epoca all’opposizione. Le due consigliere Pd Rita Bruzzone (oggi assessore alla Scuola) e Donatella Alfonso (oggi ancora consigliera e presidente della commissione comunale Cultura) applaudirono sarcasticamente Cassibba e anche loro furono buttate fuori dall’aula solo per quello. Era il 30 luglio 2024, appena un anno e tre mesi fa e il tema del contendere era il regolamento degli artisti di strada, firmato Bordilli. In diverse occasioni, poi, fu messo alla porta il consigliere (oggi sui banchi della Regione) e segretario provinciale Pd Simone D’Angelo che venne spesso ai ferri corti col presidente Cassibba. Fino al punto che una volta il presidente del consiglio del centrodestra abbandonò lo scranno per procedere a larghi passi e aria minacciosa verso la postazione del consigliere, ma fu fermato dall’allora assessore alla sicurezza Sergio Gambino. In entrambi i casi, il centrosinistra chiese le dimissioni di Cassibba, che però portò a termine serenamente il suo mandato per ripresentarsi alle elezioni senza però venire eletto. Ora presta consulenza presso la Regione mentre il suo posto come coordinatore di Vince Genova è passato al consigliere regionale Federico Bogliolo.

A parti inverse, alcuni partiti dell’attuale minoranza (all’epoca nella compagine del sindaco Marco Bucci), contestano lo stesso identico atto di espulsione a cui la “direzione” dell’aula del centrodestra a ripetutamente fatto ricorso e lo fanno con pesanti toni di critica parlando addirittura di “fascismo rosso” e “gesto antidemocratico”.
Lega e Forza Italia esprimono solidarietà alla consigliera (e alla polizia locale). La Lega chiede le dimissioni del presidente del Consiglio. Il capogruppo FI Mario Mascia denuncia un “corto circuito” delle regole. Ilaria Cavo (Noi Moderati–Orgoglio Genova) definisce “inaccettabile” il ricorso alla forza pubblica e collega l’episodio alle tensioni su ordini del giorno che erano stati presentati dalla minoranza e bocciati dalla maggioranza. FI diffonde anche un meme per sottolineare la protesta.
Alcuni consiglieri di minoranza, sulle loro bacheche social stigmatizzano che ad essere oggetto dell’espulsione messa in atto con l’intervento delle divise sia stata una consigliera donna, ma dimenticano che la stessa cosa, come detto, poco più di un anno fa toccò a ben tre donne in un solo colpo e per mano della ormai ex maggioranza di centrodestra. Persino il gioco delle parti meriterebbe un minimo di coerenza.
Diametralmente opposta la posizione dei gruppi consiliari Partito Democratico, Lista Salis Sindaca, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Riformiamo Genova: «Esprimiamo solidarietà al presidente del Consiglio Comunale Claudio Villa, che ha gestito nel rispetto delle regole l’ennesimo momento di forte tensione in aula. Il suo comportamento è stato corretto e conforme al ruolo istituzionale, garantendo la prosecuzione dei lavori consiliari nonostante le continue provocazioni».
«Dover arrivare all’allontanamento di un consigliere è sempre un fatto negativo per l’istituzione, ma è inaccettabile che una parte della destra continui a trasformare il confronto politico in scontro personale – prosegue la maggioranza -. Prima si alzano i toni e si interrompe il regolare svolgimento dei lavori, poi si tenta di passare per vittime: un copione ormai consueto che nulla ha a che vedere con il rispetto del dibattito democratico. Il Consiglio Comunale deve restare un luogo di confronto civile e di rispetto reciproco, non di violenza verbale o propaganda fuori tempo massimo. Un ringraziamento alla Polizia Locale per la correttezza e la professionalità dimostrate. Vederla intervenire in uno spazio che dovrebbe essere presidio di confronto democratico colpisce ancor più chi, come noi, ha sempre concepito le istituzioni come luoghi di parola, non di tensione. È un segnale che non può essere ignorato».
Dal coro della maggioranza si discosta parzialmente, non per la prima volta, il consigliere Pd Enrico Vassallo, molto legato al capogruppo dem in regione Armando Sanna (il più votato della Liguria, con oltre 8mila voti all’attivo), che, pur riconoscendo che da parte dell’opposizione «Negli ultimi mesi, purtroppo, si è assistito a un uso eccessivo e spesso pretestuoso degli strumenti regolamentari — come le mozioni d’ordine — che vengono impiegati per bloccare o dilatare i lavori d’aula e delle commissioni», aggiunge che «la maggioranza deve recuperare la volontà di un vero confronto, affrontando i temi di attualità con apertura e spirito costruttivo, riconoscendo nel dibattito un momento di crescita e non un terreno di scontro». Poi Vassallo rinnova la fiducia al presidente del consiglio Villa ed esprime un auspicio che però ha il sapore della critica per l’attuale operato dei capigruppo, chiamati a fare «La vera differenza, scegliendo di affrontare i temi con senso di responsabilità e rispetto reciproco, perché solo così il Consiglio potrà tornare a essere la casa del confronto e delle decisioni per Genova». Una venatura nella granitica compattezza che fino ad ora la sindaca Silvia Salis è riuscita a tenere, unendo tutti, dai centristi fino alle sinistre, passando per il M5S. Più delle prevedibili sfuriate dell’opposizione, la maggioranza deve temere gli strappi interni, per ora circoscritti alle punture di spillo di un esponente di una corrente interna del Pd. Nel centrodestra, peraltro, nel frastuono di alcuni partiti all’attacco spicca il silenzio di Fratelli d’Italia.
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